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CALCOCITE (Calcosina) Cu 2 S
Classe
: solfuri
Sistema : monoclino e rombico
durezza : 2.5 – 3.0
densità : 5.7
La Calcocite è un solfuro di rame
abbastanza diffuso in natura, appartenente al sistemo rombico o
monoclino in due polimorfi ed è facilmente solubile in acido
nitrico. Si ritrova solitamente in masserelle compatte di colore nero
con riflessi azzurrognoli e lucentezza metallica non elevata. In questa
forma è abbastanza comune mentre i cristalli sono piuttosto
rari, avendo l'aspetto di abito pseudoesagonale, tabulari e in molti
casi geminati. Molto pesante e piuttosto tenera, tende con
l'alterazione a generare facilmente malachite e idrossidi di rame.
Le località più importanti per questa specie sono le miniere inglesi in Cornovaglia (St. Just, Camborne, Redruth) che fornirono nel secolo scorso eccezionali campioni in cristalli.
Altri campioni notevoli si ritrovano nella miniera americana di Bristol, nel Connecticut.
In Italia, tra i migliori campioni quasi sempre a masse compatte con bornite e calcopirite, sono stati estratti da Montecatini Val di Cecina, miniera anch'essa di recente riadattata a Museo Minerario.
Poco comune, in rari cristalli, è stata ritrovata nelle miniere di rame e manganese della Val Graveglia (Gambatesa, Molinello, Cassagna) e presso il Monte Scogliera. Piuttosto rara anche in Valmalenco, in masse compatte derivate da alterazione di calcopirite.
Sulle Alpi Apuane una prima segnalazione fu fatta nel 1969 nella Miniera della Buca dell'Angina, in cristallini tabulari neri associata ad Enargite, Djurleite, Arsenopolibasite nelle geodi del filone a tetraedrite calcopirite della vecchia miniera-pozzo carsico dell'area di S.Anna.
Più recenti segnalazioni di cristallini molto rari sono state fatte per la miniera di Buca della Vena.
E.Antofilli, E.Borgo, A.Palenzona (1990) – I nostri minerali. Geologia e Mineralogia in Liguria. Sagep Editrice, Genova.
P.Orlandi, A.Dini (2004) – Die mineralien der Buca della Vena-mine, Apuaner Berge, Toskana – Lapis, 1, 11-24.
CALCOSTIBITE Cu Sb S2
Classe : Solfuri
Sistema : rombico
durezza : 3.5
densita' : 4.8 – 5.0
Il nome di questo minerale, appartenente al gruppo dei solfuri semplici di rame e antimonio, deriva dal greco Chalkos = rame , e Stibi = nero di antimonio. I cristalli di questa specie, nota anche con il nome di Wolfsbergite, sono solitamente tozzi prismatici fino ad appiattiti di colore grigio metallico o nero, caratterizzati da una perfetta sfaldatura e spesso presentano marcate striature parallele.
Si ritrova associata ad altri solfuri e solfosali nei giacimenti metalliferi dell'Harz in Germania, in Spagna, e a Oruro in Bolivia; in Marocco si segnalano grossi alterati con Azzurrite e Malachite.
Un recente ritrovamento importante di Calcostibite è stato compiuto nella regione di Saint Pons in Francia, associata a Dadsonite e Zinckenite.
In Italia, si hanno segnalazioni di piccoli noduli associati ad antimonite con azzurrite e malachite di alterazione nelle famose miniere delle Cetine presso Siena, note soprattutte per i numerosi minerali anche unici delle scorie di fusione che negli anni passati hanno dato occasione di molte pubblicazione da parte dello studioso ricercatore G.Brizzi, cui fu dedicato anche una specie mineralogica nuova denominata Brizziite nel 1994.
Altra zona dove si segnalano cristalli di calcostibite prismatici, rigati, di pochi millimetrici, è nell'area di Stabiello presso Sondalo (Sondrio).
Nelle Alpi Apuane, all'interno delle dolomie metasomatiche con ossidi di ferro della Miniera di Buca della Vena, sono stati raccolti piccolissimi cristalli tabulari di colore nero lucente.
C.M.Gramaccioli (1985) – I Solfosali – Fabbri Editore.
P.Orlandi, A.Dini (2004) – Die mineralien der Buca della
Vena-mine, Apuaner Berge, Toskana – Lapis, 1, 11-24.