B


BABINGTONITE Ca (Fe2+) (Fe3+) Si 15 O 14 (OH)

Classe : silicati
Sistema : triclino
Durezza : 5.5 – 6.0
Densità : 3.4

Il nome di questo minerale è stato attribuito in onore del fisico e mineralogista irlandese W.Babington (1757-1833).E' un silicato di calcio e ferro piuttosto raro che cristallizza in prismi tozzi o addirittura tabulari, spesso striati, di colore bruno scuro o nero
.Le località di ritrovamento più note sono ad Arendal in Norvegia, nella miniera di Yakubi in Giappone, a Hillsborough e Blueberry Mountain nel Massuchussets negli USA e in bei cristalli a Baveno, sul Lago Maggiore. In questa località si rinviene in bei cristalli tabulari neri lucenti, piuttosto rari, fino ad un centimetro di dimensione massima, nelle geodi delle cave del famoso granito rosa locale.
In Italia, è inoltre segnalata a San Leone e San Priamo in Sardegna, sempre in cave di granito, in cristalli millimetrici nelle geodi o concresciuti su cristalli di ortoclasio.
Sulle Alpi Apuane, ai margini del gruppo montuoso, è presente in una cava abbandonata di diabase (roccia effusiva, di tipo basaltico) appartenente alle ofioliti delle Unità Liguri situate presso il paesino di Petrognano, sulla strada che da Castelnuovo di Garfagnana conduce a Piazza al Serchio, in Garfagnana.In questa località si ritrova in piccoli cristalli prismatici neri, in genere inglobati nella calcite e quindi ritrovabili tramite acidatura, associati ad altri minerali tipici di queste rocce, come Prehnite, Analcime, Zeoliti, Epidoto. Dal punto di vista chimico, questa specie tende con facilità ad assumere quantità di manganese, scandio, trovandosi quindi in natura anche come Mangano- e Scandio-babingtonite.
P. Motta (1982) – Atlante dei Minerali di Baveno – Gruppo Mineralogico Lombardo, Ed. Rivista Mineral. Italiana.
P. Orlandi, M.Pasero, G.Vezzalini (1998) – Scandiobabingtonite, a new mineral from the Baveno pegmatite, piedmont, italy – American Mineralogist, vol.83.


BERILLO Al 2 Be 3 (Si 6 O 18)

Classe :Silicati
Sistema : esagonale
Durezza : 8
Densità : 2.4 – 2.9

Minerale che fa parte delle pietre preziose di interesse gemmologico, di abito cristallino tipico esagonale prismatico; a seconda delle impurezze presenti assume svariate colorazioni e spesso è trasparente; le varietà trasparenti sono utilizzate per le note gemme, mentre il berillo comune opaco è utilizzato per l'estrazione del Berillio (elemento impiegato come componente delle leghe leggere nell'industria aeronautica-spaziale). Le varietà più note sono :
Smeraldo colore verde brillante-scuro per tracce di cromo e vanadio Acquamarina colore da verde-blu ad azzurro chiaro Morganite colore da rosa a rosso vivo Eliodoro colore giallo Goshenite incolore o giallo pallido.
Le varietà meno pregiate danno talvolta cristalli giganteschi; in alcune località degli Stati Uniti e del Brasile sono stati ritrovati cristalli prismatici fino a 10 metri di lunghezza e del peso di decine di tonnellate. E' un minerale tipico delle rocce intrusive (granite, granodioriti) e soprattutto delle vene pegmatitiche incluse; piuttosto diffuso, è ricercato dai collezionisti per il suo pregio estetico e come pietra pregiata da taglio.Tra le molte località di ritrovamento si segnalano la Colombia, nella parte occidentale (per gli smeraldi), Minas Gerais in Brasile in bei cristalli di acquamarina ; sempre in Brasile con smeraldi più chiari di quelli colobiani, presso Carnaiba; nelle miniere dell'altopiano di Sandawana nello Zimbabwe; in Afghanistan con i migliori esemplari di eliodoro.
Altre località, come detto molto numerose, sono in Cina, Madagascar, Myanmar, Sri Lanka, Kenya, Namibia.In Europa si sono avuti bei ritrovamenti in Austria, nelle Alpi come nel caso delle pegmatiti della Val d'Ossola, associati ad apatite e altri silicati rari.Bei cristalli di colore azzurrino o incolore o della varietà Morganite sono stati ritrovati nelle pegmatiti dei noti filoni di San Piero in Campo all'Isola d'Elba, associati a tormalina. Bellissimi individui limpidi di acquamarina si sono ritrovati in Val Codera, nelle pegmatiti di Piona, in Val Vigezzo, a Beura e in altre pegmatiti alpine.
Sulle Alpi Apuane, da tempo sono stati ritrovati come rarità bei cristalli prismatici verde smeraldo fino a 3 cm. Di lunghezza, associati a pirite e tetraedrite in vene di dolomia, all'interno della miniera di Buca della Vena. Comune in questa miniera è il ritrovamento di piccoli cristalli incolori inglobati nella stessa dolomia, in corrispondenza del bordo di reazione con le masse di ematite e barite coltivate.Sono presenti anche cristalli di acquamarina perfettamente trasparenti, che raramente superano i 4 mm. Di lunghezza, associati a barite ricristallizzata prismatica, in piccole geodi.Nella miniera di Calcaferro presso Le Mulina, sono presenti cristalli azzurrini-verdastro inglobati in dolomia, visibili tramite acidatura, talvolta visibili in piccole geodi con cristallini trasparenti. Rari cristalli verde chiaro sono stati raccolti in venette di barite.E' stato segnalato da tempo il ritrovamento di cristalli di berillo anche nelle parti superiori della Miniera di Monte Arsiccio.

P.Orlandi, F.Checchi (1986) – La miniera di Buca della Vena – Rivista Mineralogica Italiana, fasc. 2.
P. Orlandi, A. Dini (2004) – Die Mineralien der Buca della Vena mine, Apuaner Berge – Lapis, vol. 29, pagg.11-29.

BOULANGERITE Pb 5 Sb 4 S 11




Questa specie mineralogica è uno dei solfosali più comuni in natura; si ritrova perlopiù in cristalli sottili, aghiformi, molto allungati e striati riuniti in ammassi feltrati o “piumosi” nella denominazione impropria di Plumosite a tutto l'insieme di questi solfosali aciculari quali jamesonite, eteromorfite, quando non sia possibile un valido riconoscimento di ciascuna specie.E' infatti praticamente impossibile riconoscere a vista le diverse varietà; unico metodo rimane quello della analisi diffrattometrica su cristallo singolo.
I migliori campioni di questa specie vengono ritrovati in varie miniere di piombo e zinco (Trepca in Serbia; Noche Buena presso Mazapil in Messico) e in manifestazioni a solfuri di pb e zn come Wolfsberg in Harz, germania; Tampillo in Peru' , Hornhausen, Molières sur Gard in Francia.Aggregati e masse grossolane si ritrovane in varie miniere americane, come Iron Mountain, Stevens Co., Coeur d'Alens in Canada.
In Italia, ottimi campioni provenivano dalle vecchie miniere di Brosso e dalla Gola del Lucomagno, in aggregati raggiati di cristalli inclusi o non in quarzo; rarissimi esemplari di cristalli provenivano dalla miniera di Corvara in Val Sarentino, Bolzano.
Sulle Alpi Apuane la Boulangerite si presenta frequente nelle varie vecchie miniere di piombo e argento abbandonate. Ottimi campioni estetici provengono dalle miniere del Bottino, in masse feltrate o aggregati piumosi anche di 15 cm.o in cristalli allungati nelle geodi con galena,siderite,quarzo, calcopirite,blenda.Al Bottino la Boulangerite è minerale non molto localizzato, presentandosi in vari punti del filone, con una certa preferenza nelle parti centrali-basse, verso le gallerie Paoli e Due Canali.Recentemente, eccellenti campioni sono pervenuti al museo di mineralogia dell'Università di Pisa con l'acquisizione della collezione Cerpelli, per anni vera e propria leggenda per gli appassionati e che è stato possibile rendere pubblica in articoli specializzati.Campioni più rari sebbene di buon livello sono stati ritrovati nelle miniere di Valdicastello con blenda e barite nelle geodi di quarzo, e nelle vecchie miniere di piombo e ferro dell'Argentiera di S.Anna.Più recente è il ritrovamento della boulangerite nelle geodi del marmo di Carrara (relativamente rara) e di Seravezza (cave Ceragiola, Pitone) in aggregati feltrati di 0,5-1 cm. In geodi di calcite, con blenda giallo-verde, zinckenite, sartorite, guettardite, realgar e molti altri minerali.Rari individui di boulangerite sono stati segnalati alle miniere di rame e piombo del Frigido presso Massa, in geodi associate a siderite.Molta confusione nel passato si è creata sulla precisa identità di questa specie, un tempo identificata come jamesonite al Bottino (recentemente non confermata). Una identificazione precisa non era possibile con le tecnologie del passato, oggi fattibile con analisi diffrattometriche e alla microsonda elettronica.Eteromorfite, Jamesonite, Boulangerite (la prevalente nelle miniere apuane) posseggono infatti lo stesso abito cristallino aciculare, e l'analisi puo' essere compiuta solo con rilevamento modale di ciascun campione.

A. Pelloux (1922) - La zona metallifera del Bottino e della Val di Castello. I suoi minerali e le sue miniere - Mem. Soc. Lunig. Capellini, La Spezia,III, pagg.39-83.
M. Benvenuti, G.Brizzi, A. Dini (1992-1993) - La Miniera piombo argentifera del Bottino - Rivista Mineralogica Italiana, 16, 4, pagg. 219-234; 17, 1, pp.1-22; 17, 2, pagg.103-119.
P.Orlandi, A. Dini, R.Pagano, M.Cerri (2002) - I Minerali del Bottino della Collezione Cerpelli - Rivista Mineralogica Italiana, 2, pagg.81-100.

 

BOURNONITE ( Cu Pb Sb ) S3

Classe :Solfosali
Sistema : rombico
durezza : 2.5 - 3.0
densità : 5.83

E' uno dei solfosali più comuni in natura, capace di formarsi in bei cristalli anche di grande valore estetico. Si presenta di solito con un colore grigio acciaio lucido in abiti di varie forme anche complesse, di dimensioni fino a 7-10 cm.di lunghezza. Di norma la dimensione è attorno al centimetro.Caratteristici di questa specie sono i cristalli geminati, diffusi al punto di rendere rari gli individui singoli: i più comuni sono quelli a ruota dentata o a croce, o con geminazione tipica di due cristalli per la diagonale intersecante la base.La geminazione a croce è presente soprattutto nelle associazioni con minerali quali galena, tetraedrite, blenda, mentre si hanno abiti ad ingranaggio nelle associazioni con antimonite, zinckenite, boulangerite.
Senza dubbio i campioni migliori di questa specie sono quelli ritrovati nel secolo scorso nelle miniere di Herodsfoot in Cornovaglia; gli esemplari delle vicine miniere di Endellion furono il primo esempio di descrizione di una specie minerale (1797) ad opera del mineralogista inglese Rashleigh.Altre località celebri (tra le numerose) sono a Grube George presso Hornhausen in Westfalia, Neudorf e Wolfsberg in Harz in Germania; buoni campioni sono stati trovati a Capnic e Baia Sprie in Romania e a Trepca in Serbia-Montenegro.Fuori dall'europa i campioni migliori sono messicani (Zacatecas, Tampillo) e delle miniere del Peru', oltre che in Bolivia (Vibora) e a Park City negli USA.
In Italia, qualche bel campione estetico di cristalli ad ingranaggio si trovava nelle miniere di Brosso e Borgofranco, associati a boulangerite. Ottimi campioni sebbene rari si avevano nelle miniere sarde dell'Argentiera della Nurra.Sulle Alpi Apuane, la Bournonite si ritrova in alcune località in esemplari anche di valore estetico.Alle miniere del Bottino soprattutto un tempo si avevano cristalli neri lucidi, geminati ad ingranaggio, associati a meneghinite e boulangerite fibrosa capillare, di circa 5-6 mm di lunghezza.I migliori campioni apuani per dimensioni, anche se i cristalli sono più tozzi e spesso alterati superficialmente, si hanno nelle gallerie dell'argentiera di S.Anna di Stazzema.Nel 1911 si descrivevano cristalli tabulari con abito complesso nella galleria della Fontana, al contatto tra marmi e grezzoni con le filladi paleozoiche, con grosse masse lentiformi di magnetite, con galena secondaria e tracce di altri solfosali con prodotti di alterazione (cerussite). Cristalli notevoli sono apparsi in un buon ritrovamento tra il 1988 e il 1990 in geodi con cristalli tabulari di barite bianca, nelle gallerie di Santa Barbara, associata a galena, cerussite, siderite, mesitina con limonite e lepidocrocite.Nei marmi di Carrara e Seravezza è stato ritrovato il termine misto Seligmannite-Bournonite spesso in abito geminato tipico o in cristalli tabulari tozzi.Qualche buon campione da micromounts è stato ritrovato nella miniera di Buca della Vena; rari bei campioni tabulari e geminati anche a croce sono segnalati da tempo anche alla miniera del Pollone.
U.Panichi (1911) – Bournonite di S.Anna – Atti Soc. Tosc. Sc. Nat., proc. Verb.G.Carobbi, F.Rodolico (1976) – I Minerali della Toscana. Saggio di mineralogia regionale – Leo S.Olschki Edit., Firenze, pp. 280.M.Baldi (1982) – La miniera del Pollone presso Valdicastello Carducci – Rivista Mineralogica Italiana, fasc.2.
C.M.Gramaccioli (1985) – I Solfosali – Fabbri Editore.

BROCHANTITE