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MINIERE DI CALCAFERRO

Itinerario


La zona delle Mulina. situata a circa 2 km. da Ponte Stazzemese a 4 km. da Stazzema, costituisce un ottimo esempio di compresenza, in un territorio oggi apparentemente senza particolari significati ed emergenze, di resti di attività produttive che fino alla fine delta secanda guerra mondiale avevano provveduto alla sussistenza dei nuclei familiari delle piccole frazioni di questo abitato, che nei loro toponimi (Mulina, Calcaferro, Carmpo carbonaio Culerchia) conservano chiaramente le origini e l'etimo di queste attivita.

"Nucleo" delle nostre ricerche è stata la zana compresa nel boscoso e attualmente poco frequentato Canale della Radice, che si ritrova circa 1 km. verso Sud rispetta all'abitato di Mulina. Raggiunto il nucleo di abitazioni di Calcaferro, si prosegue all'interno del fondovalle risalendo il canale, incontrando dopo poche centinaia di metri i resti di un rosso edificio.Queste costituiva la stazione arrivo carico di una teleferica automotrice costruita nel 1927 per il trasporto dei minerali di ferro che in questa zona si sono estratti fino alla meta degli anni 1950.
La zona del fondovalle del Canale Radice costituisce infatti l'emersione a cielo aperto di diversi filoni di solfuri e ossidi di Ferro (pirite, magnetite e limonite)che furono sfruttati con l'apertura in varie epoche di circa 40 gallerie di varia lunghezza, su entrambe le rive del torrente.
Il giacimento, con risorse sfruttabili massime di circa 4000 tonnellate all'anno nel 1925-1930, geologicamente è compreso in una,zona complessa con terreni della serre metamorfica apuana, impilati in una serie di "Scaglie" tettoniche (La mineralizzazione principale è compresa tra marmi, grezzoni e arenarie pseudomacigno).

I Minerali


All' interno delle numerose gallerie della ex area mineraria sono stati ritrovate le seguenti specie di minerali : Araganite, Berillo acquamarina, Pirite, Magnetite, Ematite, Scheelíte, Baríte, soprattutto nella parte alte della mineralizzazione, mentre nelle zone più basse verso Calcaterro fa mineralizzazione dominante appare quella di "brucìoní" di limonite e goethite.
La presenza di una notevole quantità di acque e la scarsa iiluminazione del canale hanno formato condizioni favorevoli all'impianto, lungo il fondovalle e in presenza di fonti d'acqua, di impianti per la lavorazione e il confanfezionamento di polvere nera e micce per gli esplosivi di cava. Questi impianti furono in attività soprattutto durante il periodo tra le due guerre mondiali (1918-1939) , quando fu rilevante l'uso della polvere nera per l'apertura di "varate" nelle cave di marmo, per l'escavazione di gallerie stradali, miniere e anche per I'industria bellica. Queste attività si estinsero negli anni 1950-1960.


Storia delle miniere di Calcaferro


La zona del fondovalle del Canal Radice tra Mulina e Farnocchia costituisce l'emersione a cielo aperto di diversi filoni di solfuri e ossidi di Ferro (pirite, magnetite e limonite) che furono sfruttati con l'apertura in varie epoche di circa 40 gallerie di varia lunghezza, su entrambe le rive del torrente.
Il giacimento, con risorse sfruttabili massime di circa 4000 tonnellate all'anno nel 1925-1930, geologicamente è compreso in una zona complessa con terreni della serie metamorfica apuana, impilati in una serie di "Scaglie" tettoniche (la mineralizzazione principale è compresa tra filladi, marmi, grezzoni e arenarie pseudomacigno) che oggi sono state considerate all'interno di ripiegamenti complessi e relativi accavallamenti tettonici multipli della serie apuana metamorfica.
Per quanto riguarda la storia mineraria locale, dalle pubblicazioni del distretto minerario di Carrara è stato possibile ricostruire l'articolata vicenda delle varie concessioni minerarie che si susseguirono soprattutto durante il periodo tra le due guerre mondiali.
Dopo la riattivazione delle gallerie a partire dal 1920 (in precedenza erano state fatte esplorazioni dei vecchi giacimenti di "vetriolo" ad opera di società private anche francesi come la Compagnia mineralogica del Bottino, dal 1875 al 1883) la prima ditta ad operare in queste zone fu la Società Anonima Miniere dell'Argentiera (SAMA), proprietaria dei giacimenti del Bottino, di Valdicastello e S.Anna.
In questo giacimento si seguirono con brevi gallerie filoncelli e masse irregolari di ossidi di ferro e limonite, e alcuni banchi di pirite al 46% di zolfo, di spessori attorno ai 5-6 metri, che potevano garantire produzioni attorno alle 1000-1500 tonnellate l'anno di minerale utile per usi siderurgici, chimici.
Dal 1924 la parte intermedia del canale della Radice fu concessa alla società SCIA Concimi Industrie e Affini di Firenze e furono impiantati nell'area alcuni impianti di laveria per il lavaggio (con macchinari usati provenienti dalle miniere e trattamento chimico dei minerali. Questa società opero' sempre in posizione più a monte della SAMA e scavo' numerose gallerie nelle località del canale Rossa e di Giannino.
Sia nelle parti basse che più in alto si inizio' a scavare anche ossidi di ferro come la magnetite, ritrovata in banchi di buona qualità ma di spessore limitato (1-2 metri). Nella parte SCIA i banchi di pirite, più sparsi, avevano talvolta spessori fino a 7 metri.
In questo periodo le gallerie divennero 18, di estensione massima in profondità attorno a 60-80 metri.
Nel 1926 le società minerarie in concessione divennero tre, con l'aggiunta, nella parte più bassa del canale, della ditta f.lli Pocai, (proprietari sia dei polverifici che dei terreni relativi alle sorgenti d'acqua) che coltivo' altre 4-5 gallerie perlopiù scavate in banchi di circa 2-3 metri di limonite e idrossidi di ferro, prodotto dell'alterazione in superficie delle piriti.
Nel 1927 le società attive rimasero la SCIA e la Pocai, mentre la SAMA tiene soltanto in manutenzione i cantieri, per varie difficoltà economiche che poi portarono nel 1929-1930 al fallimento e alla messa in liquidazione della società, il cui patrimonio fu poi parzialmente acquisito dalla EDEM Miniere Spa di Roma.
Le gallerie scavate a questo punto sono più di 25.
dal 1928 la SCIA passo' i propri diritti di attività alla STIMA sempre di Firenze, che rimase poi l'unica società attiva, con una produzione massima di circa 1000 tonnellate annue di piriti.
Dal 1930 l'attività fu esaurita del tutto, avendo riscontrato l'impossibilità di ritrovare in profondità estensioni valide dei filoni metalliferi e a causa della ben nota crisi economica del 1929 che colpì in generale anche tutta l'industria mineraria e del marmo in Versilia.
Solo nel 1941-42, in pieno clima di guerra, furono riprese attività di ricerche e scavo da parte di altre società private (Anonima f.lli Galtarossa di Genova, Anonima Miniere Alta Versilia di Viareggio) con apertura di altre 6 gallerie con discreti risultati nello sfruttamento di pirite e ossidi per l'industria bellica.
Nel 1947-1950 alcune di queste società riattarono le gallerie e ripresero episodici scavi con basse produzioni, sia pure riscontrando un quantitativo potenziale di 50.000 tonnellate dei giacimenti.
Dal 1951 e fino al 1960 le concessioni passarono alla ALEM Società per azioni Ligure Toscana Esercizio Miniere , che apri' nuove gallerie in varie zone (si arriva ad un totale di 45 finora stimate) con produzioni annue di 600-900 tonnellate di pirite.
Dal 1962 la concessione della zona passo' alla EDEM che si concentro' sulle ricerche per barite, ritrovando qualche affioramento interessante , e compiendo saggi e ricerche in altre zone (canale delle Rove, Vecciullo, La Fossa).
I lavori della società proseguirono soprattutto per la pulitura delle gallerie, saggi esplorativi e ricerche per bario e pirite, senza mai raggiungere grandi risultati e fino al 1968. Da quel momento, pur abbandonando i lavori in questa zona , la EDEM vi mantenne attivi i propri permessi di ricerca e concessioni, fino al fallimento e liquidazione della società avvenuto nel 1990.


Il G.M.P.V. si riunisce tutti i Mercoledì di ogni mese,
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ULTIMO AGGIORNAMENTO IL GIORNO 24 MAGGIO 2008

 

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