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BUCA DELL'ANGINA

LA BUCA DELL' ANGINA : UNA GROTTA E MINIERA NELLE ALPI APUANE


S.Mancini, M.Bertoni, C.Gambi, M.M.Balderi

Veduta del fondo del Pozzo D'ingresso


La Buca dell'Angina , situata al centro della vallata del Ferraio al di sotto dell' abitato di S.Anna di Stazzema, costituisce un importante caso di coesistenza tra strutture ipogee e cavità artificiali nelle Alpi Apuane,probabilmente il più rilevante per dimensioni. Relativamente poco conosciuta, questa cavità è stata oggetto di probabili esplorazioni speleo non documentate nel passato e nel 1997 ha avuto inzio una nuova esplorazione ad opera del Gruppo Speleologico del CAI di Forte dei Marmi , proseguita poi nel 2000-2001 con un nuovo rilievo complessivo.
In questa nota, che costituisce un approfondimento rispetto a quanto già pubblicato sulla rivista TALP (n° 16, 1997) , si vuole rendere noto l'aspetto singolare di questa grotta-miniera, che è stata già classificata come un importante "geosito" dal Parco delle Alpi Apuane e potrebbe essere un ulteriore esempio di una politica di valorizzazione di grotte e cavità artificiali potenzialmente fruibili.
La Buca dell' Angina si ritrova al centro del motivo geologico della " Finestra Tettonica di S.Anna " (Carmignani et al., 1977; Orberger, 1985) dove si ritrova un importante fenomeno di emersione di terreni appartenenti alla serie metamorfica apuana (Filladi paleozoiche, Porfiroidi, Grezzoni, Marmi) al di sotto di un rilevante livello di Calcari metamorfici e brecce poligeniche che costituiscono il livello di "scollamento" dei terreni della Falda Toscan sovrascorsa sul nucleo metamorfico.
Nella parte centrale della finestra tettonica un rilevante affioramento di dolomie Grezzoni, variamente fratturate da faglie ad andamento subverticale, ha reso possibile uno sviluppo carsico allineato prevalentemente a 50-60° N , quindi in un clima tettonico distensivo e circolazione idrica sotterranea.
Nella zona della Buca dell'Angina si è avuto in più lo sviluppo di un filone mineralizzato lungo una di queste fratture verticali nei Grezzoni , per una estensione N-S di circa 120 m. e una potenza massima di circa 3. All'interno di queste fratture si è sviluppato un pozzo carsico di circa 25 metri di profondità, largo circa 8 m., che costituisce l'ingresso della grotta-miniera.
Il filone è costituito da una stratificazione irregolare e mandorlata, con noccioli di solfosali e solfuri di Rame (Tetraedrite e Calcopirite) in una ganga di barite saccaroide o cristallizzata, fluorite incolore o rosata, quarzo, calcite e dolomite. Quantità accessorie di pirite si ritrovano anche in agglomerati di cristalli estetici pentagonododecaedrici.
La coltivazione della miniera ha probabili origini antiche, essendo la Tetraedrite un minerale di rame (Panabase) già apprezzato all'epoca dell'esplorazione Medicea compiuta in queste zone nel 1545-1582. Tuttavia le prime notizie documentate su scavi in questa miniera-pozzo risalgono a studi scientifici tedeschi e francesi del 1843, compiuti per studiare la composizione chimica del minerale per continuare lo sfruttamento da parte di imprenditori privati stranieri.
Questa attività proseguì soprattutto nelle vicine "Argentiere" di S.Anna e di Val di Castello fino al 1851.
Esplorazione e ricerche furono proseguite per breve periodo (1918-1922) dalla Società SAMA di La Spezia (che fece compiere rilievi delle gallerie tuttora inediti e che alleghiamo) ; la concessione delle miniere della zona (Valdicastello, Monte Arsiccio, Argentiera di S.Anna) venne poi rilevata dalla società EDEM di Roma che mantenne regolari lavori di estrazione di buone qualità di Barite e misti pirite - ossidi di ferro fino al 1988-89.
La Buca dell' Angina, secondo scarse notizie del Distretto Minerario di Carrara e da colloqui informali con lavoranti delle miniere, fu riattivata e sfruttata episodicamente durante gli anni 1955-1966 e per potervi accedere furono installate scale in ferro e ponteggi in legname che fino a pochi anni fa erano ancora transitabili dai visitatori. Le quantità di Barite industriale erano poco rilevanti. E' probabile che si cercasse invece uno sfruttamento del minerale di Tetraedrite, caratterizzato da tenori elevati in mercurio (2.7% in peso) : con un simile chimismo il minerale ha funzionato da catalizzatore di metalli pesanti come Argento e Oro.
La presenza di Oro nella miniera dell'Angina è un fatto di notevole curiosità : analisi al microscopio elettronico ne hanno appurato la presenza in frequenti microgranuli inclusi nella Tetraedrite, associati ad altri minerali rari come Pentlandite, Bornite, Arsenopolibasite (Amodio Morelli e Menchetti, 1966;1969). Vecchie analisi chimiche ne davano tenori di circa 10-15 grammi per tonnellata, valori questi assai rilevanti.
Tuttavia, gli scarsi quantitativi disponibili di tetraedrite nel filone (le dimensioni dei noccioli e vene non superano mai i 10 cm.) hanno decretato la fine di questa miniera negli anni successivi al 1965 e il suo abbandono.
La nostra esplorazione, iniziata con ricognizioni nel 1997 e proseguita nel 2000-2001, ha avuto lo scopo di verificare l'andamento della parte ipogea di questa cavità artificiale. Si è verificato che essa si verifica essenzialmente con pozzi carsici, non concrezionati ma con presenza di una discreta circolazione idrica, skellops, buona incisione attiva dei Grezzoni specie nella parte Nord. I pozzi sono perlopiù allineati nel loro asse maggiore circa 50-60° N e hanno profondità compresa tra 18 e 25 metri, e furono un tempo attrezzati tutti con scale metalliche per la discesa.
Soprattutto nel pozzo iniziale di 25 metri è ben visibile l'andamento del filone che risulta quasi completamente sfruttato.
La profondità massima raggiunta con le esplorazioni è stata di circa -52 metri dall'ingresso a pozzo, situato alla quota di 402.57 m. Il dislivello in profondità rimane probabilmente questo, delimitato da sifoni con passaggio di acqua in caduta lungo i pozzi principali. E' probabile che il sistema ipogeo della grotta abbia la propria confluenza all'esterno nel canale del Ferraio alla quota di circa 330-340 m. Verso l'alto, soprattutto nella parte Sud, è stata riscontrata la presenza di aria in risalita nelle cavità a pozzo. Ricerche esterne di cavità soffianti (ancora da effettuare) potrebbero eventualmente concorrere ad un dislivello complessivo della parte ipogea , maggiore di circa 30-40 metri.

 

Bibliografia

  • G.Karsten (1843) - Analisi del panabase dello Zulfello - Poggendorff Ann., LIX, ; Annales des Mines, 4eme serie, t. III.

  • E.Simi (1855) - Saggio corografico sull'Alpe della Versilia e la sua ricchezza minerale - Tip.Frediani, Massa.

  • U.Panichi, C.Capacci (1907-1915) - Notizie intorno alle miniere di Val di Castello - Tip. Bacci, Pietrasanta.

  • D.Orlandi (1939) - Giacimento metallifero recentemente scoperto a Monte Arsiccio - La Nazione, Firenze, 3/7/1939.

  • L.Amodio , S.Menchetti (1966) - Su alcuni minerali della zona del Bottino-S.Anna (Alpi Apuane) - Rend.Soc.It.Mineral.Petrol.,22.

  • L.Amodio-Morelli, S.Menchetti (1969) - Su alcuni minerali della zona del Bottino e del canale dell'Angina-Zulfello - Atti Soc.Tosc.Sc.Nat., 76, 417-445.

  • L.Carmignani, G.Dessau, G.Duchi (1977) - I giacimenti a barite, pirite e ossidi di ferro delle Alpi Apuane. Studio minerogenetico e strutturale - Boll.Soc.Geol.It., 95, Roma.

  • B.Orberger (1985) - Les gisements de barytine-pyrite-oxides de fer de la region de Santa Anna - Thèse Doct.Ist. Nat.Polytech.Lorraine,Nancy.

  • S.Mancini,C.Gambi,M.M.Balderi (1997) - Buca dell'Angina. Un caso di grotta e miniera nelle Alpi Apuane - Talp, 16, dic.1997.

  • S.Mancini (1998) - Miniere in Versilia. Storia e Itinerari - Petrarte Edizioni, Pietrasanta, 120 pagg.


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presso la sede U.O.E.I. in via A. De Gasperi, 690 - 55040 Ripa di Versilia (LU) Tel e Fax 0584 768390

 

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